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FederBio, Legambiente e Slow Food: meno chimica e più agroecologia

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Milano, 24 feb. (askanews) – Agroecologia, riduzione dell’uso della chimica di sintesi, tutela della biodiversità, diritti dei lavoratori e contrasto agli sprechi. In occasione di “SANA Food” e “Slow Wine Fair” a Bologna, FederBio, Legambiente e Slow Food Italia hanno rinnovato la loro alleanza presentando un aggiornamento della piattaforma dei “sei Sì”, il documento con cui le tre organizzazioni chiedono una svolta nelle politiche agricole nazionali ed europee, con un’alternativa al modello agricolo intensivo e un orientamento più netto verso approcci ritenuti sostenibili.

Nel mirino c’è il nono pacchetto Omnibus dell’Unione europea, considerato una semplificazione normativa che estende in modo rischioso le autorizzazioni ai pesticidi. Le tre sigle collocano la loro proposta in un contesto segnato da crisi climatica, perdita di biodiversità, impoverimento dei suoli e tensioni sociali. Il cuore del documento è la richiesta di dare centralità all’agroecologia nella transizione del settore: le associazioni richiamano gli effetti dell’agricoltura intensiva su suolo, acque e biodiversità e citano il Dossier Pesticidi 2025 di Legambiente, secondo cui il 75% della frutta e il 40% della verdura presentano residui di fitofarmaci.

Accanto all’agroecologia, la piattaforma insiste sul ruolo dell’agricoltura biologica e del biocontrollo. FederBio, Legambiente e Slow Food chiedono procedure autorizzative più rapide per i prodotti di biocontrollo, a condizione che non si traducano in un indebolimento della tracciabilità o in una liberalizzazione di fatto della chimica di sintesi. Le tre organizzazioni chiedono inoltre che le nuove tecniche genomiche restino regolamentate all’interno della normativa sugli Ogm, nel rispetto del principio di precauzione e della separazione delle filiere per i produttori biologici e per chi rivendica un modello OGM free.

Un altro fronte è la zootecnia. La pressione degli allevamenti intensivi su clima, qualità dell’aria e risorse idriche viene indicata come uno dei nodi da affrontare, con la richiesta di orientare le politiche verso sistemi estensivi e biologici, minore densità dei capi, riduzione dell’uso di mangimi importati, maggiore integrazione con il territorio e valorizzazione delle razze locali. In questo quadro, la riduzione dell’eccesso di produzione e consumo di carne viene collegata tanto alla tutela ambientale quanto alle ricadute economiche e sanitarie.

Completano la piattaforma i capitoli dedicati a educazione alimentare, sprechi ed economia circolare, e diritti nella filiera. L’educazione alimentare viene indicata come strumento strutturale per modificare nel tempo i comportamenti di consumo: l’obiettivo è inserire in modo stabile nei programmi scolastici un percorso che permetta di conoscere origine, stagionalità e qualità degli alimenti, scoraggiando l’eccesso di prodotti ultra-processati. Sul versante degli sprechi, le tre associazioni richiamano la quantità di cibo perso lungo la filiera e propongono misure fiscali, incentivi al recupero delle eccedenze e modelli che trasformino gli scarti in risorse, come parte della giustizia ambientale e sociale. Il capitolo sui diritti dei lavoratori agricoli insiste sul contrasto a caporalato e agromafie, con la richiesta di controlli più efficaci, filiere trasparenti e strumenti di tutela per garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure.

Nel corso dell’incontro, Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, ha richiamato il dibattito sulla nuova Pac, sostenendo che parlare di competitività senza affrontare temi come fertilità dei suoli, gestione delle aree interne e biodiversità rappresenti “una visione miope”. Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, ha insistito sulla necessità di accelerare la transizione agroecologica e ha definito il biologico “un modello resiliente”, esprimendo forte preoccupazione per le autorizzazioni illimitate ai pesticidi previste dal pacchetto Omnibus. Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, ha parlato di “scelta di campo”, sostenendo che la competitività non si costruisce sulle deroghe permanenti ma su ricerca indipendente, riduzione strutturale della chimica e sostegno alle filiere trasparenti.

Foto di Michele Purin

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