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L.elettorale, call sherpa. Verso due emendamenti, veri nodi rinviati ad Aula

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Roma, 30 ago. (askanews) – Una veloce call oggi intorno all’ora di pranzo. Forse – ma potrebbe anche non essere necessaria – una ulteriore riunione, sempre da remoto, domani. Gli sherpa del centrodestra hanno riaperto ufficialmente il cantiere delle modifiche alla legge elettorale in vista del termine per la presentazione degli emendamenti in commissione Affari costituzionali del Senato che scade martedì alle 12. Non che i contatti in questi giorni di agosto siano mancati, ma la riunione serviva a fare il punto delle prossime mosse.

Resta ferma l’intesa siglata tra i partiti di maggioranza a inizio agosto, che prevede la presentazione di un emendamento condiviso sulle preferenze (sempre con capolista bloccato). Martedì, tuttavia, ne dovrebbe essere presentato anche un secondo che dispone la abolizione della cosiddetta norma anti frammentazione – su cui pesano gravi dubbi di costituzionalità – in base alla quale i voti espressi per le liste collegate all’interno di una coalizione che non raggiungono la soglia di sbarramento del 3% non concorrono al calcolo della cifra elettorale nazionale di coalizione, con la sola eccezione del ‘miglior perdente’.

Ma la decisione di procedere alla cancellazione della norma potrebbe essere solo momentanea. La vera deadline a cui guardano gli sherpa del centrodestra per chiudere l’accordo è infatti un’altra: quella dell’approdo in aula previsto per il 9 settembre (con voto finale il 15). In base al regolamento di palazzo Madama, infatti, se il provvedimento arriva nell’emiciclo senza relatore si torna al testo base. Dunque, la ‘giostra’ degli emendamenti ripartirebbe da zero.

Ed è proprio questo lo scenario che al momento sembra più plausibile. Il che, di fatto, concede alla maggioranza una settimana in più per arrivare all’intesa definitiva e affrontare altri due nodi molto più complicati da sciogliere. Il primo è quello dell’alternanza di genere nei capilista, su cui si sta riflettendo anche per provare a placare l’ira di un fronte trasversale di deputate e senatrici che denunciano una forte penalizzazione dalla formulazione attuale, quella che stabilisce che il meccanismo si applichi dal secondo in lista.

Ben più complesso è il tema del ballottaggio, rispuntato in queste ore anche grazie a una proposta dell’ex presidente del Senato, Marcello Pera, ma da tempo fortemente caldeggiata anche dall’attuale numero uno di palazzo Madama, Ignazio La Russa. Dentro Fratelli d’Italia ci sono diverse scuole di pensiero ma la premier Giorgia Meloni ha avallato un approfondimento del tema, Forza Italia sembra possibilista mentre la Lega è storicamente contraria. Al di là delle diverse sensibilità dei partiti di maggioranza, tuttavia, la norma non è di facile scrittura viste le tante eccezioni che possono avvenire in un sistema a bicameralismo perfetto come quello italiano. C’è poi una questione tutta politica, perchè il ballottaggio potrebbe vanificare quel concetto di ‘voto utile’ finora abbracciato da Fratelli d’Italia in chiave anti Vannacci. “Rischiamo – ragiona un esponente del partito – che potendo votare comunque Giorgia Meloni al ballottaggio, molti elettori di destra al primo turno si concedano di sostenere Futuro nazionale, facendo aumentare le sue percentuali”.

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