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La Fenice, confermata la nomina di Beatrice Venezi. Tortato, consigliere del MiC, si dimentte: “La questione si è fatta meramente politica”

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Foto dal profilo Facebook di Alessandro Tortato

VENEZIA – È stata formalizzata la nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del Teatro La Fenice. Il via libera, dopo mesi di polemiche, è arrivato ieri con l’approvazione del Consiglio presieduto dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, di centrodestra, con mandato in scadenza. Oggi, come conseguenza, sono arrivate le dimissioni del consigliere del MiC Alessandro Tortato: ricopriva la carica di consigliere d’indirizzo nella Fondazione del Teatro La Fenice. È lui stesso a spiegarne i motivi con un lungo post pubblicato su Facebook.

Tortato inizia ricostruendo la sua breve permanenza nel ruolo che ha accettato “lusingato e sorpreso, non avendo tessere politiche”: “Nel gennaio del 2025 vengo contattato dal Ministero della Cultura che mi chiede la disponibilità per ricoprire l’incarico di consigliere d’indirizzo presso la Fondazione del Teatro La Fenice. Serve una figura tecnica – mi dicono – un musicista. Per me è un grande onore: è uno dei teatri più prestigiosi al mondo, è il teatro della mia città, è il teatro in cui è avvenuta la mia formazione musicale, è il teatro in cui ho diretto più volte l’Accademia Musicale di San Giorgio, l’orchestra in residence alla Fondazione Cini di cui sono stato per anni direttore artistico e direttore principale”. Poi Nicola Colabianchi diventa sovrintendente del teatro e nomina Beatrice Venezi come direttore musicale.

Le polemiche e le proteste scaturite sono ormai cosa nota. “È una nomina legittima, lo dice lo Statuto, legge fondamentale del Teatro- spiega Tortato-. Si può essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma la nomina è lecita. Non è altrettanto lecito, o perlomeno corretto, che Colabianchi faccia sapere che la nomina è stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo, cosa mai avvenuta. Il Consiglio, sempre da Statuto, non ha alcun titolo per esprimersi in merito alle nomine artistiche, può farlo solo su approvazione bilanci, programmazione, individuazione Sovrintendente, vertenze sindacali. Stop. Affermo tale pensiero pubblicamente e in un consiglio successivo mi oppongo all’inserimento nel verbale dell’espressione ‘il Consiglio approva all’unanimità la nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del teatro’, propendendo per un generico sostegno a Venezi in quanto direttore musicale del Teatro, nominato legittimamente dal Sovrintendente”.

LA NOMINA DI BEATRICE VENEZI, TORTATO: “LA QUESTIONE SI È FATTA MERAMENTE POLITICA”

Dopo aver parlato della questione Welfare, il musicista, andando dritto al punto, aggiunge: “Se la nomina di Beatrice Venezi è stata assolutamente lecita, non è lecito da parte sua – o per lo meno non è da me accettabile – parlare pubblicamente della Fenice come di un ‘teatro con gestione anarchica’, affermazione che chiama in causa il Sovrintendente, il Presidente e l’intero Consiglio. È poi inopportuno abbracciare una persona che ha appena dichiarato pubblicamente che orchestrali e coristi del ‘suo’ teatro sono ‘pippe il cui massimo titolo è il battesimo’”.

E Tortato difende i musicisti: “I professori d’orchestra e i coristi del Teatro La Fenice non solo non sono ‘pippe’ ma sono professionisti di altissimo livello, alcuni di essi tra i migliori sul panorama internazionale. I concorsi per accedere a queste posizioni hanno prove complicatissime e sono infinitamente più difficili di qualsiasi esame universitario (lo posso dire tranquillamente avendo effettuato entrambi i percorsi di studio”).

Tortato continua: “Altrettanto fuori luogo sono le dichiarazioni sul pubblico veneziano composto da ottantenni. Davanti a tutto questo, mi immaginavo almeno una presa di posizione da parte della governance del Teatro a cui appartengo. Al contrario, ieri, ancora in barba allo Statuto, si è voluto far pronunciare nuovamente il Consiglio di indirizzo sulla nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del Teatro. A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c’è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri. Quindi me ne vado”.

“UN’ESPERIENZA CHE SI È RIVELATA UN DISASTRO”

“Torno alle mie passioni, mai abbandonate, con il grande rimpianto di aver vissuto un’esperienza che mi aspettavo entusiasmante e che si è invece rivelata un disastro. Un disastro però estremamente interessante sotto molti punti di vista”, sottolinea ancora il musicista. “A tal proposito, al di là dei micetti/e da tastiera che mi fanno quasi tenerezza, non dimenticherò mai i messaggi di solidarietà ricevuti da alcuni musicisti del Teatro proprio mentre i loro rappresentanti sindacali mi stavano attaccando e da altri (molti) del Conservatorio in cui insegno. Non dimenticherò neppure la vicinanza manifestata da persone che nemmeno conosco e che mi seguono sui miei vari ‘fronti'”, ricorda.

“Mi scrivevano: ‘Spero la paghino bene per sopportare una situazione così complicata…’. Ne approfitto per precisare che il consigliere d’indirizzo non riceve nemmeno un euro: è una carica completamente onorifica. E veramente è stato per me un grande onore ricoprirla, sebbene per breve tempo e sebbene in uno dei periodi più difficili che questo straordinario teatro ha vissuto nella sua lunga e gloriosa storia. Ma così è la vita…Viva la Fenice! Viva Venezia!”, conclude.

PD VENEZIA: “MA PROBLEMA È CHI RESTA”

“Le dimissioni di Alessandro Tortato dal Consiglio di indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice non rappresentano la mera conclusione di un mandato, bensì mettono a nudo il Re, facendo cadere definitivamente il velo sull’ipocrisia che oggi pervade la governance del Teatro, dove la competenza viene sacrificata sull’altare della politica e delle logiche di potere”. È quanto afferma Giuseppe Saccà, capogruppo Pd al Comune di Venezia, secondo cui “quanto accaduto in questi mesi è la cronaca di un disastro annunciato perché abbiamo un Sovrintendente che sceglie la via della gestione personalistica, del pressappochismo istituzionale, di nomine artistiche calate dall’alto, di ritorsioni sui lavoratori per legittime proteste, di ingiustificate consulenze esterne”.

Se un consigliere d’indirizzo deve dimettersi perché la questione si è fatta “meramente politica”, per Saccà “è evidente che il problema non risiede nel consigliere, ma in chi quella politica la sta interpretando in modo dannoso per l’istituzione. Il vero problema della Fenice oggi non è chi se ne va, ma chi resta e persevera in una gestione che ha trasformato un gioiello mondiale in un campo di battaglia. Se qualcuno deve trarre le conseguenze di questo fallimento gestionale, quello non è certo il Consigliere dimissionario, ma il Sovrintendente Nicola Colabianchi. La Fenice merita una governance all’altezza della sua storia”, conclude il dem.

PD, IL CANDIDATO SINDACO MARTELLA: CONFERMA NOMINA DI VENEZI È SCHIAFFO A CITTÀ E AL TEATRO

“Uno schiaffo alla città e al Teatro, nel momento in cui servivano invece un supplemento di riflessione e la ricerca della condivisione. La scelta del sindaco e del soprintendente è ancora una volta sbagliata nel metodo, nei tempi, nel significato politico di voler blindare una nomina a poche settimane dal cambio del presidente del Consiglio di indirizzo della Fenice”, dichiara Andrea Martella, candidato sindaco di Venezia.

È una decisione, continua il dem candidato sindaco, che “ancora una volta contraddice nei fatti le asserite disponibilità al confronto e al dialogo con i musicisti che sono l’anima di questa straordinaria eccellenza veneziana e internazionale. Riproponendo quell’arroganza che è il vero tratto distintivo dell’amministrazione uscente”. Per Martella, “la scelta giusta per restituire alla Fenice il rango, il rispetto, la credibilità che ha conquistato nella sua lunga storia era invece quella di resettare tutto e tornare al punto di partenza per tornare a ragionare in modo condiviso sulle scelte future”.
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