Sab 25 Maggio 2024

«Ti prego, basta»: isolare da telefonata al 118 le ultime parole di Marco Vannini

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Una perizia realizzata da una squadra di esperti e raccontata dalla trasmissione Quarto Grado potrebbe rivelare nuovi dettagli sull’omicidio del 20enne, avvenuto cinque anni fa a Ladispoli, Una perizia realizzata da una squadra di esperti statunitensi e raccontata in anteprima dalla trasmissione Quarto Grado potrebbe rivelare nuovi dettagli sull’omicidio di Marco Vannini, avvenuto cinque anni fa a Ladispoli. I tecnici di Emme Team hanno avuto modo di elaborare la registrazione della telefonata al 118 dall’abitazione della famiglia Ciontoli e, attraverso un sofisticato lavoro di pulizia dell’audio e di studio approfondito delle frequenze, identificato, isolato e trascritto la voce di Vannini, rivelando quelle potrebbero essere state le sue ultime parole. Il prossimo 8 luglio comincerà il processo d’appello bis sulla sua morte, dopo che la Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado con cui Antonio Ciontoli era stato condannato a cinque anni di reclusione per omicidio colposo. La voce di Marco Il 17 maggio del 2015, poco dopo le 23, Marco Vannini viene colpito da un colpo di pistola mentre si trovava a casa della sua fidanzata, Martina Ciontoli. Nonostante la gravità delle sue condizioni – il proiettile gli aveva perforato un polmone – la famiglia tentenna: chiama il 118 una prima volta, poi annulla la richiesta di ambulanza, poi richiama. Il ritardo accumulato fu di oltre due ore. Mentre Antonio Ciontoli parlava con l’operatore del 118, in casa c’erano anche sua figlia Marina, fidanzata di Marco; sua moglie Maria Pezzillo; l’altro figlio, Federico, e la ragazza di lui, Viola Giorgini. Oltre, naturalmente, a Vannini stesso, già in agonia. Le parole pronunciate da Marco durante la telefonata al 118, però, non erano state finora decifrate. Tanto che, nella perizia della corte, si leggeva solo: «In lontananza si sente una persona che si lamenta». L’analisi di Emme Team avrebbe permesso di identificare, per la prima volta, alcune delle parole pronunciate dalla vittima: prima un disperato appello – «Ti prego basta» – poi la richiesta di avere, Continua a leggere su: Corriere.it

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