Dom 21 Luglio 2024

Timbrare in mutande

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L’impiegato comunale che la video camera riprese mentre timbrava in mutande, è stato di recente assolto. Poteva farlo, ha stabilito il giudice, perchè si trattava di aprire un cancello e…, L’impiegato comunale che la video camera riprese mentre timbrava in mutande, è stato di recente assolto. Poteva farlo, ha stabilito il giudice, perchè si trattava di aprire un cancello e il suo orario di lavoro iniziava dopo qualche minuto. Adesso, in commissione alla Camera, è passato un emendamento che permette al 50% degli impiegati pubblici non solo di timbrare, ma anche di lavorare (teoricamente) in mutande. Secondo la ministra Dadone “è una rivoluzione in atto”. Viene il dubbio che la ministra Dadone, nei pubblici uffici di cui parla, si sia recata di rado. L’ufficio pubblico è rimasto, pressappoco, quello descritto da Alberto Sordi nei suoi film radiografia dell’Italia reale, cinquanta anni fa. Sportelli sguarniti, impiegati sepolti da muraglie di faldoni. Per sapere quale fila fare, bisogna spesso fare tre file. La prima, al desk delle informazioni. La seconda, al desk dell’assistenza. La terza, se ti va bene, allo sportello che ti serve. Documenti su documenti, formulari su formulari. Timbri di uffici diversi da ottenere con file divers. Marche da bollo. Andata e ritorno da uno sportello all’altro. E un unico mantra: “Aspetti lì che chiamino il suo numero”. Avrei alcune domande banali, per la ministra. Tutti quei faldoni sono già stati trasferiti su file? Come potrà, altrimenti, il 50% dei 3 milioni di pubblici impiegati, lavorarci? Il povero cittadino che avrà bisogno di un contatto verbale, di un responsabile, di un dirigente, come farà? Ci sarà un Numero Verde che non risponderà mai? Ci sarà un interlocutore virtuale via chat? La fila allo sportello si trasformerà nella guerra del primo clic, notti insonni, con il dito indice sulla tastiera e la disperazione nel cuore? Quando la pubblica amministrazione da remoto non ci risponderà subito e correttamente, sarà di nuovo “colpa degli hacker”? Pietro Ichino, che non è esattamente un incompetente, Continua a leggere su: Lastampa.it

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