Mer 17 Aprile 2024

Val Camonica, cimeli fascisti nell'albergo del sindaco di Temù

Notizie dal webVal Camonica, cimeli fascisti nell'albergo del sindaco di Temù

L’Anpi denuncia il caso del primo cittadino di un piccolo comune del bresciano proprietario di un hotel dove sono esposti foto di Benito Mussolini e memorabilia del ventennio, Bottiglie di “vino nero per i camerati”, busti del duce, il motto “molti nemici molto onore” all’ingresso; calendari, cimeli e altre fotografie di Benito Mussolini e immagini del ventennio. Nell’albergo del sindaco del paese. Fa discutere, nel bresciano, il caso dell’hotel Avio di Temù, tra i cui proprietari risulta anche Giuseppe Pasina, primo cittadino del paese della Val Camonica (Temù, appunto, 1.100 abitanti). A denunciare l’imbarazzante “conflitto” istituzionale – il sindaco, pubblico ufficiale, è anche proprietario-gestore di una struttura dove vengono esposti al pubblico cimeli inneggianti al fascismo – è l’Anpi di Valle Camonica e Valsaviore. “Stupisce e inquieta che un esercizio pubblico e un sindaco della Valle Camonica, terra di Resistenza e di sacrificio, non esitino a proporre come modelli agli avventori, ai turisti e ai concittadini personaggi e vicende della storia italiana che hanno significato oppressione, lutti e distruzioni “, spiega l’Anpi. “Auspichiamo – si legge in un comunicato – che i titolari dell’albergo rimuovano spontaneamente la tronfia e macabra esposizione e che il sindaco di Temù, in quanto ufficiale di governo, adotti provvedimenti opportuni a far cessare l’apologia di fascismo”. Il vino nero “per i camerati” esposto all’hotel Avio di Temù (Brescia) L’albergo di Temù è solo l’ultimo di una lunga serie di casi simili. In questi anni la Repubblica ha denunciato il contratto di simboli e prodotti inneggianti al fascismo in molti locali e luoghi pubblici. Alberghi, ristoranti, bar, supermercati (in vendita). Nel 2017 raccontammo il caso – che fece molto discutere – della spiaggia fascista di Chioggia, Lido Punta Canna, il cui gestore inneggiava al regime di fronte a centinaia di bagnanti e aveva arredato lo stabilimento con motti e immagini del fascismo. Una vicenda che diventò anche giudiziaria: Gianni Scarpa, titolare di Punta Canna, fu denunciato per apologia di fascismo (violazione legge Scelba). Poi i giudici, Continua a leggere su: La Repubblica

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